Recuperati 1500 pneumatici nei fondali delle isole minori

Il mercato degli pneumatici è molto vasto e i dati di vendita sono sempre in crescita; il numero di gomme in circolazione è esorbitante e, una volta dismesse, il loro monitoraggio risulta davvero difficile. Nella migliore delle ipotesi le gomme usate vengono riciclate o destinate ad altri utilizzi, diversi da quelli per cui vengono prodotte, come ad esempio parabordi per imbarcazioni o zavorre per le boe. Purtroppo però capita ancora troppo spesso che vengano dispersi in mare con i conseguenti danni ambientali, tutt’altro che trascurabili.

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Il riutilizzo delle gomme dismesse, quelle di auto, moto e motocarri, rappresenta di base un ottimo modo per recuperare gli pneumatici; si tratta di un indiscutibile passo verso l’ecologia che, se costantemente e coerentemente monitorato, avrebbe unicamente importanti vantaggi.

Purtroppo però le cose non vanno come dovrebbero e, dopo essere stati destinati a nuovi usi, principalmente come parabordi per le barche e zavorre per boe, gli penumatici dismessi finiscono abbandonati nei fondali marini, causando indubbi danni ambientali.

1500 gomme di varie dimensioni sono state ripescate dai fondali marini delle nostre isole; ad andare incontro all’ambiente, con questa importante opera di recupero, è stata la seconda campagna denominata “Pfu zero nelle isole minori” conclusasi il 19 giugno scorso a Ventotene.

Questa campagna è stata organizzata dal Consorzio Ecotyre, con la collaborazione della divisione sub di Marevivo e dei centri diving locali, ed ha coinvolto, oltre all’isola laziale, anche La Maddalena, Lampedusa, Favignana e Procida.

Il recupero degli pneumatici fuori uso (PFU), ha un doppio valore; in primis l’azione ha liberato i nostri amati fondali contribuendo significativamente alla stabilità dell’habitat marino, in secondo luogo ha reso possibile il riciclo delle gomme che altrimenti avrebbero inquinato la zona per moltissimi anni.

Questa importante iniziativa in soli due anni ha risanato le acque di ben 15 isole minori del nostro Paese; stiamo parlando di: La Maddalena, Ponza, Vulcano, Ischia, Salina, Panarea, Lipari, Stromboli, Tremiti, Giglio, Capri, Favignana, Lampedusa, Ventotene e Procida.

Inoltre il consorzio Ecotyre ha messo in circolo ben 8.000 punti di raccolta dedicati agli pneumatici dispersi in mare in tutta l’Italia; sarà quindi più facile, e ci auguriamo maggiormente preso in considerazione, il fatto di liberare le nostre acque dalle gomme e portarle sulla strada di un doveroso e coscienzioso riciclo.

Questa iniziativa, che già di per sé ha dimostrato ottimi risultati, è parte di un progetto più ampio patrocinato dal Ministero dell’Ambiente: il progetto “Pfu zero”, che si avvale anche di un sito web ufficiale (www.pfuzero.ecotyre.it) che aiuterà nell’individuazione e nella mappatura delle zone interessate dal problema e delle aree più particolari quali i cosiddetti “stock storici”, ovvero quelle di più difficile gestione da parte delle amministrazioni pubbliche poiché soggette ad altissimi costi di raccolta e di smaltimento.

Grazie a questo progetto green tutte le associazioni ambientaliste, nonché tutti coloro che lavorano attivamente per la salvaguardia dell’ambiente, hanno oggi la possibilità di fare qualcosa di concreato per la tutela del nostri mari, anche solo segnalando situazioni a rischio, piuttosto che i vari depositi di pneumatici usati, alla istituzioni competenti o direttamente al Consorzio, e dando loro la possibilità di monitorare e di intervenire qualora non venissero rispettate le regole di raccolta e riutilizzo.

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