Scandalo emissioni: la vicenda Volkswagen

Migliorare le reali performance ambientali dei veicoli e la loro efficienza energetica ai fini di tutelare l’ambiente e la salute pubblica è una missione assolutamente importante e doverosa. Purtroppo però, sono ancora in molti, tra gli innumerevoli costruttori leader nel mercato, a raggirare leggi e normative in merito alle emissioni. Un insieme di coincidenze e la curiosità di alcuni ricercatori hanno portato alla luce quello che potremmo definire un vero e proprio scandalo emissioni.

 

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Anche se la notizia in sé ha connotazioni tutt’altro che positive, possiamo affermare che fortunatamente è stata portata alla luce; si tratta del deliberato tentativo di raggirare le leggi in materia di emissioni, tentativo ammesso dopo oltre un anno da Volkswagen, uno dei maggiori produttori mondiali di veicoli.

A smascherare il costruttore tedesco è stata in prima battuta la decisione dell’ente non-profit ICCT (International Council on Clean Transportation), la cui missione è da sempre quella di tutelare la salute pubblica e ambientale attraverso il miglioramento delle performance ambientali e dell’efficienza energetica nei trasporti, di condurre un test proprio sulle reali performance di veicoli dotati del cosiddetto motore diesel “pulito”.

Tali test, iniziati due anni orsono, hanno portato alla luce una notizia davvero vergognosa: Volkswagen ha deliberatamente deciso di non seguire le leggi vigenti in merito alle emissioni nocive, arrivando a falsare completamente i dati relativi ai livelli di particelle inquinanti prodotte proprio dai suoi motori diesel “puliti”, in dotazione su milioni di veicoli già circolanti.

Dopo oltre un anno di raggiri Volkswagen ammette di fronte alle autorità americane la grave colpevolezza che, con ogni probabilità, non sarebbe stata scoperta se non grazie alla curiosità di alcuni ricercatori e ad alcune coincidenze che hanno giocato un ruolo chiave nella vicenda.

La casa produttrice, che dapprima ha tentato la scusa dei “problemi tecnici”, è stata ormai completamente smascherata; ha ricostruire i fatti passo dopo passo è il New York Times.

Sul Times di legge che l’ente non-profit ICCT stava conducendo alcuni test in tutta Europa atti a comprendere le reali performance dei veicoli dotati di motore diesel “pulito”. Gli esperti hanno fiutato alcune lacune importanti nei risultati che li hanno spinti a condurre analisi identiche sulle automobili circolanti negli USA, pianamente consapevoli che negli Stati Uniti le norme anti emissioni sono decisamente più rigide.

Proprio questa consapevolezza aveva fatto pensare ai ricercatori che i risultati dei test avrebbero fatto sfigurare le auto europee; senza averne alcun sentore sono incappati, però, in una delle più grosse truffe nel settore automobilistico dell’intera storia recente.

L’ICCT, il quale necessitava di un aiuto per portare avanti la ricerca, pubblicò un annuncio per cercare un partner con cui potesse testare i veicoli diesel; fu selezionata la West Virginia University che decise di partecipare al bando ritenendo molto interessante lo studio su veicoli leggeri a motore diesel in condizioni reali.

Volkswagen stava per “farla franca”, poiché non era nemmeno stata persa di mira nella selezione della auto da testare, quando per pura casualità su 3 veicoli acquistati per fare il test ben 2 erano del gruppo tedesco.

A far sorgere i primi dubbi non servirono né molte prove né, tantomeno, test particolari; testate prima nel traffico, condizione in cui la vettura non può certo dare il meglio a livello di emissioni, e poi ad andature regolari, ovvero nella migliore condizione possibile ove le emissioni dovrebbero sensibilmente diminuire, i risultati sbalordirono gli eserti: le alte emissioni rilevate in condizioni di traffico non scesero minimamente in condizioni di percorrenza costante.

Nonostante le condizioni reali di guida siano condizionate da alcuni fattori, quali velocità, temperatura, topografia e modalità di utilizzo dell’impianto frenante da parte del conducente, la performance delle auto tedesche appariva oltremodo strana.

A conferma di tale andamento, anche il Carb (California air resources board), ovvero l’agenzia dello stato della California preposta a fissare gli standard sulle emissioni, decise di prendere parte ai test, analizzando gli stessi veicoli prima testati dagli esperti della West Virginia University.

I test furono eseguiti sia in laboratorio, dove diedero buoni risultati, che su strada dove, al contrario e a conferma dei precedenti risultati, dimostrarono che le emissioni di diossido di azoto erano tra le 30 e le 40 volte superiori ai limiti consentiti dalla legge.

La conseguenza immediata fu la partenza di un’indagine su Volkswagen, da parte di Carb e Epa, iniziata nel maggio del 2014.

Anche dopo che il gruppo, scoperte le ragioni degli alti livelli di emissioni, propose un software come rimedio alla situazione, le performance delle auto Volkswagen non migliorarono, per questo motivo il Carb fece presente la situazione all’Epa.

A questo punto l’Epa (Agenzia per la protezione ambientale), lasciò da parte i mezzi termini e minacciò la casa tedesca: o avrebbe risolta la situazione o non avrebbe avuto il consenso delle autorità a procedere con i modelli 2016.

Solo a questo punto arrivò una seconda tragica ammissione della gravità dei fatti anche da parte di Audi; ad oggi la reputazione dei due marchi risulta seriamente compromessa.

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